In Sila l’aria più pura d’Europa

dottori
Lo confermano le analisi svolte dal dott. Montanari e dalla dott.ssa Gatti, massimi esperti mondiali di Nanopatologie, sui campioni prelevati una anno fa all’interno del nostro parco.

Nel corso di uno dei progetti di ricerca internazionali, che la dott.ssa Antonietta Gatti ha diretto e dirige, si presentò la necessità di valutare possibili inquinamenti indotti dalla sintesi di nanoparticelle in laboratori e industrie nanotecnologiche e le fu chiesto di trovare un luogo in cui l’inquinamento dell’aria fosse ad un livello considerabile prossimo allo zero. Un luogo dove l’ambiente fosse assimilabile a quello di quando l’Uomo non si era ancora impadronito delle tecnologie di cui oggi gode. “Ci rendemmo subito conto – scrive il dott. Stefano Montanari, direttore del Laboratorio Nanodiagnostics di Modena, in un articolo apparso sulla rivista Biolcalenda – che un luogo del genere non può esistere, e non può esistere perché l’atmosfera è una sorta di contenitore che, per grande che sia, non ha barriere. Dove cercare allora? Avendo un partner di ricerca norvegese, provammo alle Isole Svalbard, un arcipelago scarsissimamente abitato dove non esistono strade, vicino al Polo Nord e, perciò, un ottimo candidato. Con nostra sorpresa non fu così: anche lassù tra i ghiacci, a mille chilometri da Capo Nord le polveri inquinanti erano arrivate e il microscopio elettronico ce le mostrava impietosamente.

Nel mese di agosto del 2009 i due ricercatori decisero di trascorrere una vacanza in Calabria e scelsero una delle proposte di viaggio di Orme nel Parco. Un giorno di agosto li ospitammo nel nostro parco a Tirivolo dove, per pura curiosità, piazzarono i loro strumenti di rilevazione.
I campionamenti dell’aria furono effettuati utilizzando appositi filtri che trattenevano la polvere. Questi furono poi osservati sotto un microscopio elettronico a scansione costosissimo, dotato di un sensore di microanalisi a raggi X che permise di identificare i granelli di polveri sia per la morfologia che per la composizione chimica.
Tornati al lavoro – prosegue Montanari – analizzammo i risultati. Ci si creda o no, l’aria era pulita, molto meglio di quella delle isole Svalbard e, nella nostra esperienza (ventennale ndr), in assoluto la migliore che mai ci sia capitato di incontrare.
In entrambi i casi non sono state trovate molte polveri ma, quello che è apparso singolare è che, mentre in Sila sui filtri si è depositata solo della normale polvere, alle Svalbard è stata rilevata anche per esempio una pallina di piombo con attaccate palline molto più piccole. “Queste, – spiega la dott.ssa Gatti – sicuramente provenivano da processi combustivi. Quindi il campione di polveri prelevato nelle isole Svalbard non era per noi un buon riferimento di zero inquinamento, mentre quello prelevato in Sila si.
I risultati di queste analisi sono stati inseriti anche in una banca dati (in costruzione) che fa parte del rapporto finale di un Progetto Europeo di nanotossicologia chiamato DIPNA (Development of an integrated platform for the nanoparticles risk assessment) (FP6-NMP-2006-09).
La notizia conferma e certifica ciò di cui siamo sempre stati convinti ovvero che l’aria che respiriamo in questi boschi, dove abbiamo deciso di investire per proporre un turismo eco-sostenibile, è pura al 100% e oggi possiamo anche dimostrarlo scientificamente e garantirlo ai clienti che scelgono Orme nel Parco per trascorrere le proprie vacanze in Calabria.
Spiegazioni ce ne sono diverse – aggiunge Montanari – da quelle di fisica secondo cui, a causa della rotazione terrestre, il particolato sospeso tende a portarsi verso i poli, fino a tirare in ballo l’altitudine. Ma il motivo principale è che ancora, nonostante i tentativi di qualche “politico” molto disinvolto, non si è riusciti a fare della Calabria una terra di conquista per chi prospera impiantando industrie inquinanti e incenerimento dei rifiuti.
Tutto questo è stato possibile perché i due ricercatori, nel corso delle loro indagini, si sono potuti avvalere di un microscopio potentissimo, unico in Italia, con il quale continuano ad effettuare le loro importantissime ricerche. Unico problema è che l’apparecchio è da pagare e, per farlo, occorrono all’incirca 400.000 euro cifra astronomica per i due dottori.
Così, per finanziare almeno in parte le loro ricerche, hanno fondato un’associazione chiamata “Ricerca è Vita Onlus”, con la speranza di riuscire a sensibilizzare l’opinione pubblica prendendo coscienza di come, qualche euro versato, possa costituire un investimento sulla salute non solo propria ma anche dei propri figli, stante il fatto che gl’inquinanti di cui si occupano sono “eterni”, vale a dire che la Natura non è capace di modificarli trasformandoli in qualcosa di compatibile con l’ambiente e la salute.
Chi volesse può contribuire tramite bonifico bancario su BancoPosta intestato ad “Associazione Ricerca è Vita Onlus” Via Fra Bartolomeo n.175, 59100 Prato, C.F. 92077370481
L’ IBAN è: IT38 L076 0102 8000 0009 3844 736.
È possibile anche eseguire un versamento tramite bollettino postale. L’intestazione è sempre “Associazione Ricerca è Vita Onlus”, mentre il numero di conto corrente postale è: 93844736. In ambedue i casi la causale è: nanopatologie.
E’ possibile donare anche tramite Paypal.
Orme nel Parco sostiene la ricerca sulle nanopatologie ed è a fianco dei dottori Montanari e Gatti e crede che questo sia un gesto di civiltà e di responsabilità sociale, a tutela della salute nostra e dell’ecosistema in cui viviamo.

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