Dieci anni di Orme

Sono passati dieci anni, era il 4 maggio del 2008 quando inaugurammo, dopo appena un anno dall’ideazione, il primo parco avventura in Calabria. Orme nel Parco, però, nasce qualche anno prima, nel 2004.

Sono passati, quindi, quattordici lunghi anni da quando abbiamo creduto per la prima volta che la natura calabrese potesse rappresentare un valore non solo ambientale ma anche economico e sociale per questa regione. In quegli anni la maggior parte dei calabresi si recava in montagna per sedersi al tavolo di un ristorante, pranzare e rientrare a casa nel pomeriggio. Quei pochi appassionati e amanti della natura, alcuni anche autorevoli come Francesco Bevilacqua, venivano considerati, magari anche con tono sprezzante, degli “ambientalisti” per distinguerli da quella massa informe di esseri umani che invadevano la montagna semplicemente per approvvigionarsi dei suoi prodotti (legname, funghi, selvaggina etc.)
I primi quattro anni non eravamo un’impresa turistica ma un’associazione culturale, nata dalla nostra passione per la Calabria e le sue straordinarie risorse naturalistiche. In quegli stessi anni, nel territorio di Sersale, un altro giovane appassionato, che risponde al nome di Carmine Lupia, iniziava un percorso che lo avrebbe condotto a trasformare quelli che i suoi compaesani avevano sempre considerato semplicemente dei burroni, in una riserva naturale tra le più visitate in Calabria, oggi conosciuta come le Valli Cupe. Quei riflettori accesi sul territorio della Presila ci convinsero che questi luoghi meritassero di essere esplorati a bordo di jeep per venire incontro alle esigenze di un turista pigro e tecnologizzato ma anche perchè furono il mezzo più semplice che, all’epoca, considerate le scarse possibilità economiche di cui disponevamo e le coincidenze lavorative in cui ci trovammo, potevamo utilizzare. Non avevamo la coscienza ecologica che abbiamo maturato col tempo, lo studio e le esperienze.
Fu subito un successo, il turismo in Calabria era (e continua ad essere a distanza di quattordici anni) relegato ai mesi di luglio e agosto, ma volevamo trasformare quello che era un passatempo estivo in un’attività lavorativa, abbiamo sempre pensato che la cosa migliore che si potesse fare fosse quella di trasformare una passione in un lavoro. In Calabria non trovammo nessuno disposto a scommettere sulla nostra idea, ricevemmo tante pacche sulle spalle e tanti complimenti per l’iniziativa, come capita a tanti giovani ancora oggi, ma nessun fatto concreto. Perchè il peggior nemico del Sud è sempre stata la sua borghesia, gretta e miope (altro che Lega Nord) che preferisce lasciare nell’abbandono le proprietà che possiede piuttosto che affidarle a giovani appassionati e competenti. Lo trovammo in Emilia Romagna l’investitore, o meglio fu lui a trovare noi nel corso di un’iniziativa pubblica nella quale ci rendemmo visibili raccontando la nostra passione. Si chiama Stefano Ceci e ci diede due ali per spiccare il volo, senza essere costretti a bussare alle porte di nessun partitico, ad elemosinare finanziamenti pubblici, a rinunciare alla nostra dignità di esseri umani dotati di intelligenza, competenze e capacità. Non ci regala dei soldi, ci diede fiducia (quella cosa che tiene insieme le comunità), ovvero le garanzie per andare in banca ad accendere dei mutui che ci consentirono di realizzare l’investimento iniziale. Mutui che abbiamo ripagato fino all’ultimo centesimo, con il nostro sudore quotidiano, come fanno gli imprenditori seri che non vanno a braccetto con la partitica e non scambiano voti con finanziamenti e posti di lavoro. Un ottimo esempio di collaborazione tra Nord e Sud che abbiamo raccontato per otto anni nelle scuole di questa regione per dimostrare che esiste un’altra Italia rispetto a quella raccontata dai media, compagni di menzogne dei partitici.
Perchè Orme nel Parco non è mai stata un’impresa e basta, è sempre stata per la sua storia e i suoi risultati un’impresa eretica. Un aggettivo che abbiamo scelto di darci per creare uno spartiacque tra quello che c’era stato fino a quel momento e quello che ci sarebbe stato dopo. Per noi l’impresa è prima umana e poi economica. I nostri risultati migliori non sono di natura economica, non leggerete mai numeri, tabelle e grafici nella nostra storia. I nostri risultati sono inestimabili, sono il frutto della capacità di rappresentare per gli altri un esempio virtuoso. Sono quelle cose, le uniche cose, in grado di cambiare veramente il territorio. Basta pensare che, a distanza di dieci anni, i parchi avventura in Calabria si sono moltiplicati e sono diventati 23; che la storia di Orme nel Parco è diventata argomento di discussione per diverse tesi di laurea o esami di stato, ma anche di pubblicazioni autorevoli; che ha ispirato molte delle Imprese Eretiche che in questi anni abbiamo raccontato nel Raduno annuale che si tiene proprio nel nostro parco; che se la Sila può fregiarsi della notizia dell’aria più pura d’Europa è perchè nel nostro parco, nel 2009, i dottori Gatti e Montanari svolsero le loro analisi; che molte università, anche straniere, si sono interessate e continuano ad interessarsi di questa esperienza imprenditoriale; che abbiamo rappresentato la Calabria e, in particolare, il Parco Nazionale della Sila in vari progetti europei in Francia, Finlandia, Bulgaria, Slovenia, Serbia, Germania, Romania, Malta. In questi anni abbiamo imparato che per cambiare il mondo occorre cambiare se stessi e che si può fare diventando esempio per gli altri.
Non è stato facile, niente è facile. La vita per definizione non è facile. Abbiamo subito sequestri, incendi, atti di vandalismo, indifferenza, invidie, gelosie, vessazioni ma anche tanto affetto, solidarietà, riconoscimenti, soddisfazioni. Abbiamo sempre preso il vento in faccia come fanno le persone libere che vanno incontro alla vita e ai suoi imprevisti senza paracadute.
A distanza di dieci anni il territorio è cambiato, e anche molto. Le associazioni e le imprese naturalistiche si sono moltiplicate e hanno generato nuovi modi di vivere la montagna. Certo c’è ancora tanto da fare dal punto di vista della sostenibilità, della mentalità, dell’efficienza, dell’organizzazione ma non possiamo pensare che atteggiamenti consolidati da secoli possano mutare in pochi anni e probabilmente noi non li vedremo.
Così come noi lo siamo stati per altri, altri lo sono stati per noi un modello. Ci riferiamo agli amici di Naturaliter che consideriamo tra i più grandi economisti contemporanei, perchè fin dal 1998, nell’area grecanica dell’Aspromonte, avevano visto ancora prima di noi quello che oggi appare agli occhi dei più saggi scontato, ovvero che il turismo sostenibile avrebbe potuto rappresentare un volano di sviluppo per il territorio e che questo poteva essere fatto senza grandi progetti ma, molto semplicemente, mettendo insieme gli attori già presenti sul territorio (guide, pastori, ristoratori, affittacamere, musicisti, agricoltori etc.).
Loro ci sono riusciti senza grandi proclami, noi ancora no. Nonostante la nascita di molte realtà turistiche importanti, in questi ultimi dieci anni, l’aspetto è quello di un arcipelago formato da belle isole che non comunicano tra di loro, il nostro territorio non riesce ancora a fare sistema, a creare sinergie e collaborazioni, a ragionare in un’ottica di rete. E’ questa la prossima grossa sfida che ci attende. Sono queste le prossime orme da lasciare.

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